GESSICA NOTARO E LA LETTERA DEI LEGALI DEL SUO EX

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Foto di Gessica Notaro de La Presse

Foto di Gessica Notaro de La Presse

Ho appreso con incredulità la notizia della lettera spedita a Gessica Notaro da parte degli avvocati del suo ex.

Mi è sembrato spudorato invocare la difesa dei diritti processuali per un individuo che ha osato calpestare ben di più che una procedura legale. Anzi il diritto processuale mi sembra proprio un’inezia davanti alla scelleratezza di aver cercato di uccidere l’identità di un’altra persona facendola soffrire fisicamente e moralmente in un modo indicibile. Il buon gusto, l’intelligenza e l’etica avrebbero richiesto un silenzio rispettoso anziché una lettera delirante che ha avuto l’effetto di smuovere ulteriormente le coscienze di chi l’etica sa cos’è.

Se è vero che ogni cittadino ha il diritto di essere difeso davanti alla Legge, è vero altresì che non lo si può fare a scapito di ulteriore dolore della vittima, per giunta con parole e tono intimidatori.

Mi sono chiesta allora, dopo aver appreso la notizia, cosa potesse aver portato persone qualificate e rispettabili a pensare di poter utilizzare un tale metodo. Mi sono risposta con un vecchio adagio: la gente ti perdona tutto tranne il successo! La vicenda della ragazza sfregiata, privata della sua bellezza e di parte della vista fa commuovere il mondo e universalmente la gente la compiange e soffre con lei.

Ma se la ragazza invece che starsene rintanata in casa nascondendo il suo volto e il suo dolore, sbandiera ai quattro venti le sue cicatrici e rivendica il suo diritto ad essere allegra e felice, allora tutto cambia. Lei, peraltro, non si “accontenta” di fare una vita normale, ma “addirittura” si atteggia a star, balla con perizia, mostra le gambe e sprigiona femminilità da tutti i pori, nonostante la benda e la pelle bruciata.

Non ci avete fatto niente, direbbero Ermal Meta e Fabrizio Moro.

Ma allora tutto cambia: se ti mostri in giro con fierezza lo sfregio non è così grave, se balli con sensualità e felicità allora non hai subito granché, se dichiari con spudoratezza che non sei mai stata così felice, allora diventi addirittura potenzialmente colpevole e stai bene attenta, perché potremmo chiedere il tuo allontanamento dalla trasmissione Ballando con le Stelle, costringendoti a rientrare nel buio dove il carnefice voleva cacciarti. Cioè: attenta Donna, perché qualcosa per cui essere punita se lo cerchiamo lo troviamo. Non è semplicemente un segno di giustizia latitante, è il tentativo di mantenere un marchio antico secondo il quale la donna virtuosa è Cornelia, che sta a casa e mostra i suoi figli, mentre tutte coloro che ricercano luce e visibilità sono già peccatrici.

Ha un valore enorme la risposta di Gessica Notaro, è un contraccolpo che ti inchioda a un muro: non solo posso essere felice anche senza un uomo, posso essere felice a dispetto di un uomo e così facendo rendo ridicolo, vano, inutile il suo gesto. Inutile è ancor più che colpevole, è uno schiaffo sul viso dato dall’indifferenza, che è l’arma più potente perché toglie potere all’avversario, è togliergli spessore ed identità, quell’identità che esiste solo in virtù del suo reato e non in virtù di lui stesso. Più lei si mette in luce e più lui sta in ombra e sprofonda nell’anonimato e verso i margini del contesto sociale.

Paradossalmente la lettera degli avvocati cerca di rendergli quella consistenza che ha perso, se mai l’ha avuta, e per farlo essi cercano di tirare indietro Lei, visto che lui avanti non può certo andare.

Mi fa accapponare la pelle tutto questo e inevitabilmente penso a tutte le donne sfregiate, vilipese, martoriate, che non hanno gambe lunghe e fisici da star, che saranno costrette a rimanere nell’ombra facendo così il gioco dei loro aggressori e forse non potranno essere più felici di prima. Per tutte loro è un grande esempio l’atteggiamento di Gessica che porta una bandiera comune ma che si trova ad affrontare una doppia gogna, come tante Donne violentate prima dai loro uomini e poi dalla società. Attenzione però, la società siamo tutti noi e ognuno di noi può con ciò che fa, con ciò che dice e con ciò che scrive, contribuire a rendere migliori o peggiori le cose, scegliendo di stare dalla parte del problema o della soluzione.

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